Zappa Santilli

zappasantilli_duo

Mattia Zappa violoncello
Marco Santilli clarinetto, clarinetto basso

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Blackbird

Article of “20 minute” Ticino:

Santilli-Zappa, esplorazioni a largo raggio

I musicisti ticinesi Marco Santilli (clarinetto) e Mattia Zappa (violoncello) hanno unito le forze e dato vita a un progetto pressoché unico.

TICINO – Sono poche le realtà che fondono i due strumenti. Strumenti che, insieme, si prestano all’elaborazione di sonorità intime e nel contempo orchestrali. Santilli e Zappa sono legati al repertorio classico, ma la loro sete di ricerca, nel corso del tempo, li ha portati a esplorare altri territori .Il repertorio del duo conta anche “Equinozio d’autunno”, una suite in quattro tempi concepita da Santilli.

Marco, come è nata la tua composizione?

“Mi è stata commissionata dai “Concerti in San Martino” di Ronco s/Ascona, dove il maggio scorso abbiamo eseguito la “prima”. D’accordo con il celebre clarinettista Karl Leister, per me «il clarinetto è uno strumento dell’autunno», in quanto, come il violoncello, esprime al meglio le sue atmosfere”.

Potresti descriverla?

“Prevalgono le tonalità in minore, specie nei movimenti centrali – che definirei melanconici ma mai tristi – mentre il primo e l’ultimo si nutrono di un piglio movimentato, con più contrasti ritmici”.

Quali credi che siano le maggiori influenze musicali confluite al suo interno?

“Probabilmente un certo tipo di jazz europeo e mediterraneo: anche quando compongo musica strumentale credo di scrivere “in italiano”… La maggiore influenza e ispirazione è comunque data dal violoncello di Mattia Zappa, il cui lirismo e versatilità non hanno eguali. Ho cercato di sfruttarlo al meglio, con pizzicati a più voci, effetti, rumori… È un’enorme gratificazione sentire la mia musica attraverso le sue corde…”

La formazione classica non vi ha impedito di sperimentare l’improvvisazione… Non è sempre così… Come puoi spiegare questa cosa?

“Improvvisiamo da sempre, già prima degli studi al conservatorio, indispensabili per conoscere le possibilità espressive-tecniche-timbriche dei nostri strumenti. L’improvvisazione aiuta inoltre ad acquistare scioltezza e fluidità nell’interpretazione di musica scritta. D’altro canto, i musicisti jazz che oggi mi danno più emozione hanno solide basi classiche. Diciamo che, per quanto mi riguarda, non posso prescindere da queste due mentalità musicali”.